Buon lunedì dalla bottega! Il post di oggi sarà un po’ diverso rispetto al solito ma rientra perfettamente nell’ottica con la quale ho scelto di affrontare il mese di marzo.
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Chi si è iscritto alla newsletter lo sa già, per me marzo è il mese della consapevolezza femminile perché è legato alle celebrazioni della festa della donna.
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Quindi non vi parlerò di fai da te, o timbri in gomma, o inchiostri o carte, ma di gravidanza e del perché io abbia scelto di scriverci su un libro.
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Sono stata a lungo indecisa su se dire la mia su questa esperienza che mi ha cambiato la vita. Ogni riflessione, ogni parola mi sembrava potesse scadere immediatamente nel banale, nel già sentito o detto, nel luogo comune che in Occidente pesa come un macigno sulla maternità e suoi annessi.
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Poi alla fine ho scelto di parlarne in un libro che si intitola In attesa e che uscirà a breve per la collana “Strongher” dell’editore romano Iacobelli, diretta dalla vulcanica Valeria Arnaldi.
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Ho scelto di scrivere della gravidanza per due motivi, il primo è personale, il secondo è pubblico.
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Ho una figlia. L’ho partorita a 36 anni. Se mai lei decidesse di avere un figlio (se non volesse averne sarò una madre fiera di lei allo stesso modo) alla mia stessa età, io avrò ben 72 anni. Spero di arrivare a quella fase della mia vita nel pieno possesso delle mie facoltà mentali ma, non me ne vorrete, probabilmente della mia gravidanza avrò un ricordo vago o piuttosto sbiadito. Questo libro allora l’ho scritto per lei, per mia figlia e per il suo corpo di donna che in una società patriarcale come la nostra non sarà mai un corpo connotato solo dalla neutralità del dato puramente biologico ma sarà caricato di tutte le sovrastrutture religiose, culturali, sociali, folcloristiche e di potere che appartengono a chi può dare o non dare la vita. Questo libro l’ho scritto perché lei potesse, un giorno, sapere esattamente quello che mi è accaduto quando sono rimasta incinta senza la mediazione e l’edulcorazione e l’istinto di protezione che magari mi porterebbero, a 72 anni, a raccontarle le cose diversamente da come sono andate. E questo è il primo motivo.
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Il secondo motivo per cui ho scelto di scrivere un libro sulla gravidanza è invece, per così dire, “pubblico” ed è legato al valore intrinseco che per me rappresenta l’essere scrittrice. Il potere della parola scritta è enorme. Ed è un potere di condivisione e di rafforzamento dei saperi e delle esperienze altrui.
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In quest’ottica ho pensato che la mia personalissima esperienza, il mio personalissimo punto di vista sulla questione, potesse essere d’aiuto a qualcun altro. Per questo mi sono decisa a uscire allo scoperto e affidare alla carta stampata le mie parole, le mie riflessioni e il mio vissuto. Un atto che per me non è stato facile e che spero possa esservi in qualche modo utile.
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La collana nella quale il mio libro è stato pubblicato si chiama “Strongher” e, per quel che mi riguarda, essere più “forti” vuol dire soprattutto essere più consapevoli. Siccome la maternità è un’esperienza che ti cambia completamente la vita (in tutti i sensi) e che, prima di viverla, non la puoi nemmeno lontanamente immaginare, se ci arrivi con una maggiore consapevolezza, forse, riesci ad affrontarla con più forza senza lasciartene soverchiare.
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Quindi la mia teoria è che il periodo della gravidanza dovrebbe essere usato per fare questo: rafforzare la propria consapevolezza andando oltre lo stereotipo culturale che le puerpere vanno in una qualche maniera “protette” omettendo una serie di problematiche che poi crolleranno loro addosso una volta diventate “mamme”.
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Se vi interessa saperne di più leggete In attesa.
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Leggetelo se siete madri perché riflettere sulla maternità è una cosa che è utile fare e rifare in continuazione visto che la relazione madre-figlio è in continuo mutamento. Leggetelo se siete incinte perché magari ci troverete qualche spunto interessante. E infine leggetelo se siete donne che non hanno figli perché siete comunque figlie di una madre e magari vi aiuterà a capire meglio quello che lei ha vissuto sul suo corpo.
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Noi ci diamo appuntamento per il prossimo articolo di questo blog e se avete commenti o domande o riflessioni da condividere, vi aspetto!
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